Dice l’Altissimo:
«Invero coloro che hanno fede e compiono opere buone ed
integre, il loro Signore li guida per mezzo della loro fede.
Sotto di loro scorrono
i fiumi, in Giardini di beatitudine nei quali hanno per
invocazione “Allahumma,
Tu sia esaltato!”, e per saluto “Pace!” E loro ultima
invocazione è “La Lode
spetta ad Allah, Signore dei mondi”» (X, 9-10). «“Sia Lode ad
Allah che ci ha
guidati a questo, che certo non saremmo stati guidati se non ci
avesse guidato
Allah» (VII, 43). Allahumma prega su Muhammad, Tuo servo e Tuo
Inviato, il
Profeta Illetterato, come sulla Famiglia di Muhammad, sulle sue
Spose e sui
suoi Discendenti, così come hai pregato su Ibrâhîm e sulla
Famiglia di Ibrâhîm.
E benedici Muhammad, il Profeta Illetterato, la Famiglia di
Muhammad, le sue
Spose e i suoi Discendenti, così come hai benedetto Ibrâhîm e la
Famiglia di
Ibrâhîm, e questo nei mondi. E invero Tu sei Lodato e Glorioso.
An-Nawawî, Yahyâ ben
Sharaf: I Giardini dei devoti, dalla parola del Principe
degli Inviati
Edizione in
copertina rigida e segnalibro, con testo arabo a fronte, titolo arabo
Riyâdu
s-sâlihîn (Quarta edizione 2026). Ed.
‘Orientamento / Al-Qibla’, Campegine (RE),
888 pagg., € 31,50 - ISBN 9788889795132 Prefazione all'opera presente nel testo a stampa
Il Profeta Muhammad (su di lui la preghiera e la pace
divine), latore dell’ultima Rivelazione divina destinata
all’umanità, è il ‘bellissimo Esempio’ al quale i
credenti si devono conformare per ottenere grazia in
questa vita e salvezza nell’Altra, nonché
‘Realizzazione’ spirituale, per chi ne abbia la
qualificazione. ‘Mediatore’ supremo, i suoi insegnamenti
e le sue indicazioni costituiscono la Sunna, che
rappresenta, assieme al Corano, la fonte sulla quale si
basa la Legge sacra islamica, e la matrice dei mezzi con
i quali avvicinarsi alla Conoscenza di Allah. Di qui la
necessità di conoscere la Sunna, anche perché,
come dice molto giustamente Abû ‘Uthmân
Al-Hîrî (citato dal Qâdî
‘Iâd
nel Kitâbu sh-shifâ’),
“chi si fa governare nella parola e nell’opera dalla
Sunna finisce per parlare secondo la Sapienza,
mentre chi si fa governare dalla passione finisce per
parlare secondo inopportuna innovazione (bid‘a),”
contraria alla Tradizione e all’intelletto rettamente
ispirato. Il libro che qui presentiamo, intitolato
Riyâdu s-sâlihîn
[1],
rappresenta una ‘vulgata’ della Sunna profetica;
quest’ultima infatti è propriamente trasmessa in un
corpus immenso di hadith
[2]
radunati in alcune raccolte ‘canoniche’ (come anche in
altre meno note), spesso citate ma in realtà raramente
studiate a fondo dai comuni credenti, in ragione e della
loro stessa vastità, e della profondità e sottigliezza
che contraddistingue il ‘tessuto logico’ che presiede
all’organizzazione dei testi (e intendo la successione
dei capitoli, la disposizione degli hadith ecc.), ciò
che senza dubbio richiede da parte del lettore
un’applicazione non usuale, perlomeno nel caso che egli
voglia intraprenderne la lettura completa. E dunque
diciamo, per esprimerci in altro modo, che stante la
relativa difficoltà di libri come il Sahîh di
Al-Bukhârî o quello di Muslim, ne conseguì la necessità
di una ‘vulgata’ appunto, e cioè di un testo che fosse
accessibile ai più, e che al contempo contenesse i punti
fondanti della Sunna; un testo di carattere
prevalentemente ‘exoterico’, ma privo di ogni chiusura
rispetto agli aspetti più elevati dell’insegnamento
profetico; un testo che tagliasse corto con la
problematica relativa alla veridicità dell’attribuzione
al Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine) di
parte degli hadith, presentando al pubblico solamente
quelli indiscutibilmente ‘certi’ in tal senso; un testo
infine nel quale la suddivisione degli argomenti
risultasse la più chiara possibile, e che contenesse
perlomeno qualche accenno a come essi sono trattati nel
Corano. Di quanti si incaricarono della bisogna, il
siriano An-Nawawî (Muhiyyu d-Dîn Abû Zakariyâ Yahyâ ben
Sharaf An-Nawawî, nato nel 631 dall’Egira, 1233 dell’era
cristiana, a Nawâ, ed ivi morto nel 676, o 1277 dopo
Cristo) fu senza dubbio il più fortunato, rispondendo
perfettamente il suo Riyâdu s-sâlihîn alle citate
esigenze: la sua opera risulterà sempre ricercata, e
specialmente in epoca recente sarà diffusa
massicciamente, e sarà letta da decine di milioni di
persone nell’oriente come nell’occidente del mondo
islamico.
Di tale testo abbiamo ora intrapreso una nuova
traduzione italiana (dopo la prima pubblicata nel 1990),
che si differenzia dalla precedente per due motivi
principali, e cioè una maggiore attenzione ad un testo
spesso non facile e sovente frainteso dagli orientalisti
(in questo facendo costante riferimento ai commentari
tradizionali), e la presenza dell’originale arabo; in
tal modo da una parte abbiamo teso ad evitare se non
altro gli errori di traduzione più evidenti, e
dall’altra, mancando la possibilità di inserire un
adeguato commentario, abbiamo almeno voluto dare al
lettore che conosca un po’ di arabo la possibilità di
riferirsi direttamente alla Parola profetica originale,
dotata di una ricchezza e di una molteplicità di
significati che neppure la traduzione più accorta ed
ispirata riesce a rendere. Tale operazione era del resto
necessaria, essendo indispensabile presentare
un’immagine il più possibile precisa della Sunna
ad un numero ora molto grande di persone, persone che
nella gran parte dei casi non sono solo degli ‘studiosi’
genericamente interessati all’argomento, ma credenti che
alle indicazioni quivi contenute danno grande importanza
per la propria esistenza ed il proprio destino
spirituale: si richiedeva quindi un lavoro ben
altrimenti impegnativo di quello, per l’epoca pur sempre
meritorio, compiuto nel 1990. V’è una cosa molto
importante da dire: per quanto completo come ‘vulgata’,
e per quanto tradotto con la massima cura possibile,
questo testo non comprende la totalità della Sunna,
e su certi argomenti ne dà una visione solo parziale. Ne
consegue che la lettura dei Riyâdu s-sâlihîn
rappresenta un accesso alla Realtà profetica e alle
indicazioni che se ne possono trarre, ma non rappresenta
‘tutta’ la grandezza e la perfezione dell’insegnamento
del Profeta Muhammad (su di lui la preghiera e la pace
divine), né può rimpiazzare il necessario riferimento a
quanti seguono e comprendono a fondo la Sunna
muhammadiana, Maestri costoro insostituibili in quella
nasîha (retto consiglio, idea purissima e parola
leale) che è così necessaria nell’applicare
concretamente le indicazioni del Profeta e i mezzi di
grazia da lui trasmessi.
Un’annotazione che ci sembra urgente inserire riguarda
la questione dell’attualità dei Riyâdu s-sâlihîn
(e dietro di essa quella dell’orientare ad un’intensa
frequentazione dei grandi testi della Sunna
profetica, dei quali, come abbiamo cercato di spiegare,
il Riyâd è una delle ‘porte’). Qualcuno infatti
potrebbe pensare che sì, Riyâdu s-sâlihîn è un
grande testo del passato, interessante per chi studia la
cultura arabo-islamica, ma che adesso è il momento di
presentare un Islam ‘più adatto ai tempi’. Ora, il punto
è molto delicato, e noi non siamo certamente di coloro
che intendono negare la necessità di certi compromessi,
nonché di un vero ‘adattamento’, fermo restando il
rispetto indefettibile delle Norme fondamentali di una
Legge che è sacra (e di una Sacralità che si fa vera
Legge, e vera Garanzia): ed anzi, la Tradizione islamica
si è sempre ‘adattata’ alle situazioni più diverse, ed
ai retaggi tradizionali più disparati. E tuttavia
riteniamo che tali ‘adattamenti’ debbano procedere
anzitutto da una comprensione profonda della realtà
profetica (che ci è trasmessa dagli hadith), che se è
tale tende ad imporsi come criterio fondante, e non a
farsi plasmare dalle convenienze, o diciamo tende a
mostrarsi come intervento dell’Assoluto nella realtà
umana, sorprendendo la tendenza ‘troppo umana’ a
relativizzare il Sacro, ed imponendo un suo
rovesciamento, una sua trasformazione in un anelito a
ricercare un Insegnamento ‘senza tempo’ che in ogni
tempo porta il suo aiuto, un Insegnamento che una volta
colto non si può fare a meno di desiderare
continuamente. Sulla base di una tale comprensione, ed
una volta intuito il carattere universale
dell’insegnamento profetico, sarà necessario accedere ad
una conoscenza altrettanto profonda delle modalità e dei
retaggi spirituali e sapienziali delle comunità umane
alle quali l’Islam si propone (in una ‘successione’ che
è nuovo proporsi del Principio con una nuova e santa
Legge e con nuovi e santi mezzi di Grazia, ciò che è a
ben vedere salvaguardia e non dissipazione del Deposito
divino conosciuto in quelle comunità). Tali retaggi
mostreranno infatti, a chi ha l’intelletto sano, una
sorprendente conformità con la Rivelazione muhammadiana
(ciò che non ha nulla di fortuito, se si considera che
l’Islam … c’è sempre stato
[3]),
al punto che l’‘adattamento’ si rivelerà non
accettazione o aggiunta di qualcosa di estraneo, e
neppure stolto sincretismo, ma ricerca del senso
profondo dell’Islam, il quale, letto nello specchio dei
retaggi di cui parliamo (che derivano dalle Tradizioni
rivelate da Dio, e dunque ‘islamiche’, che precedono
l’Islam ‘storico’, quello che conosciamo e che ne
rappresenta il coronamento sintetico ed il ‘Sigillo’),
letto dunque con l’ausilio di tale ‘specchio’ farà
apparire con chiarezza saggezze e benedizioni che, pur
essendogli proprie, sarebbero state altrimenti ben
difficili da cogliere.
Si tratta come si vede di ‘adattamento’, certo, ma
inteso come un processo intellettuale ed operativo ben
diverso da quello che si immaginano quanti ritengono
viceversa di adeguarsi sic et simpliciter alle
modalità attualmente dominanti della mentalità
occidentale; tale infatti è a nostro avviso una strada
ingannevole, ed anzi una vera trappola nella quale si è
tentati continuamente di disperdere il patrimonio
dottrinale e rituale dell’Islam, ciò che risulta
evidente se ci si dà la pena di riflettere sul fatto che
la mentalità moderna cui abbiamo accennato non è affatto
in corrispondenza con le modalità spirituali profonde
dell’Europa, ma ne costituisce piuttosto il figlio
degenere, tutto impegnato a buttare a mare ogni
riferimento superiore ed ogni sacra Regola. E in realtà,
quanto agli hadith, spesso finiamo per accorgerci che
sono proprio i più ostici rispetto al modo di pensare
oggi prevalente in occidente (e ai pregiudizi dei quali
è permeato) quelli che risultano più utili, se si fa
attenzione, nell’opera di ‘adattamento profondo’ che ci
si prefigge e che costituisce un mezzo formidabile per
far comprendere nella misura del possibile come in
realtà l’Islam non sia qualcosa di ‘esterno’ all’Europa.
Per questo, e non certo per cieco ‘integralismo’, noi ci
onoriamo di presentare ‘per come è’ (e non per come le
convenienze contingenti vorrebbero che fosse) quella
parte di insegnamento profetico che è veicolato dai
Riyâdu s-sâlihîn, con il solo rammarico di non
poterlo commentare adeguatamente, ciò che sarebbe molto
utile per facilitare una più profonda comprensione e per
superare difficoltà solo apparenti. E facciamo nostre le
parole scritte da Salâhu d-Dîn Keshrid introducendo la
sua ottima traduzione francese dei Riyâdu s-sâlihîn
del 1986, quando dedicava tale traduzione, tra gli
altri, “a tutti coloro che nella causa di Dio non temono
il biasimo del biasimatore.”
Il testo arabo dei Riyâdu s-sâlihîn che
presentiamo (e sul quale basiamo la nostra traduzione) è
quello comunemente accettato, e che traiamo dalle
edizioni a stampa della Maktabatu s-safâ
(brevemente commentata da Ibn ‘Athîmîn,
Il Cairo, 2004), de Al-maktabatu l-islâmiyya
(Istanbul, 2002), e della Dâru l-garbi l-islâmî
(con a fronte la traduzione francese di Keshrid, Beirut,
1994), nonché dalle edizioni commentate dal titolo
Nuzhatu l-muttaqîn (di autori vari, per la Mu’assasatu
r-risâla,
Beirut, 1987) e Dalîlu l-fâlihîn (di Muhammad ben
‘Allân
As-Siddîqî, per la Dâru l-kutubi l-‘ilmiyya
di Beirut, 2006), oltre che da diversi testi affidabili
dei Riyâd rintracciabili su internet. Per la
traduzione siamo ricorsi sempre ai commentari arabi:
oltre ai due commenti dei Riyâd testé citati, per
il Sahîh di Al-Bukhâri abbiamo consultato tra gli
altri quelli di Al-‘Asqalânî,
Al-‘Aynî
e Al-Qastalânî, mentre per il Sahîh di Muslim
abbiamo tratto indicazioni dal bel commentario di
Muhammad Al-Amîn Al-‘Alawî
Al-Hararî intitolato Al-kawkabu l-wahhâj wa r-rawdu
l-bahhâj (pubblicato a Beirut nel 2009 dalla Dâru
l-minhâj), oltre che dal commento dello stesso
Nawâwî.
Al termine degli hadith riportati dai Sahîh di
Al-Bukhâri e di Muslim (che costituiscono la gran parte
dei Riyâdu s-sâlihîn) abbiamo messo in carattere
ridotto il riferimento alla posizione di ogni singolo
hadith nel testo originale: in esso vengono indicati il
Libro, il capitolo e il numero (e dunque, ad es.,
l’indicazione 12, XXXV, 1403 relativa al Sahîh di
Muslim significa che il hadith citato è ivi presente nel
Libro dodicesimo, capitolo trentacinquesimo e hadith
numero 1403); questo è parso importante non solo e non
tanto per una ricerca di precisione, quanto per dare la
possibilità, a chi ne abbia i mezzi linguistici, di
andarsi a cercare il hadith nell’originale, così da
vedere in quale contesto esso è inserito (dato che ogni
capitolo dei due Sahîh costituisce un’unità
contenutistica e dottrinale a sé stante), e quali siano
gli hadith ad esso analoghi o comunque collegati. Al
termine abbiamo poi ritenuto di presentare, tra gli
indici, quelli in cui si elencano tutti gli hadith
citati rispettivamente dal Sahîh di Al-Bukhâri e
da quello di Muslim: ciò soprattutto per essere d’aiuto
a chi voglia affrontare lo studio di queste due grandi
raccolte (tanto frequentemente menzionate dai Musulmani
quanto poco conosciute). Nelle note proponiamo le
annotazioni dello stesso Nawawî a commento di parte
degli hadith, ed anche, in qualche caso, nostre
osservazioni, là dove il testo lo richiede.
La numerazione dei hadith purtroppo non è mai stata
uniformata, ed ogni edizione ne propone una propria (e
non faremo eccezione, presentando anche noi la
numerazione che ci è parsa più opportuna); quella dei
capitoli è invece attestata universalmente. La
traslitterazione delle parole arabe in caratteri latini
è quella semplificata in uso alle edizioni ‘Orientamento
/ Al-Qibla’. Facciamo osservare che per la sua stessa
mole, il lavoro di traduzione da noi tentato è soggetto
a qualche errore. Nonostante tutta la perizia e la
devozione che abbiamo usato in tale opera, quando si
hanno da tradurre 1899 hadith, per ognuno dei quali si
devono consultare i commentari, non si ha evidentemente
molto tempo per quella riflessione accurata che sarebbe
necessaria per giungere a perfezione (nel senso di
quell’ihsân che viene prescritto da Dio in ogni
opera umana, secondo il dettato del hadith profetico qui
riportato al n° 639); analogo il discorso che riguarda
il testo arabo, che abbiamo dovuto controllare e
vocalizzare noi stessi parola per parola. Di questo
tenga conto il lettore, e sia indulgente se trova
qualche errore o imperfezione, che ci può comunque
segnalare scrivendoci, o mandando una mail all’indirizzo
di posta elettronica
.
Quanto alla eventuale pubblicazione su internet di
singoli hadith, o anche di qualche pagina del libro, se
la finalità è quella di una maggiore diffusione degli
hadith profetici contenuti nel Riyâdu s-sâlihîn
potremo fornire direttamente quanto richiesto in formato
elettronico, onde evitare gli errori inevitabili della
scannerizzazione. Riteniamo tuttavia che il libro in
quanto tale, nella sua interezza cioè, debba essere
letto in cartaceo, e ciò perché è principalmente in tal
modo che si assume la concentrazione necessaria per una
comprensione profonda del suo contenuto.
L’editore e traduttore, Idris Lodovico Zamboni
12 Rabî‘u
l-Awwal 1435, giorno del Mawlid (i ‘Natali’ del
Profeta ),corrispondente
al 13 Gennaio 2014
[1]
Letteralmente ‘I Giardini (paradisiaci) di
coloro che sono buoni ed integri’, o anche
‘spiritualmente qualificati’; abbiamo lasciato
come titolo italiano ‘I Giardini dei devoti’ per
non disorientare il pubblico, uso
all’intitolazione attribuita al testo
nell’edizione di 24 anni fa, ed anche perché per
quanto sia impreciso, non si può dire scorretto
tradurre sâlihîn con il termine ‘devoti’,
che richiama anzi opportunamente l’idea di una
dedizione indefettibile, caratteristica in
effetti del sâlih. Seguendo alcune delle
edizioni arabe abbiamo poi ritenuto di
aggiungere, a mo' di sottotitolo, “dalla Parola
del principe degli Inviati”, il Profeta Muhammad
:
si intenderà che la raccolta di An-Nawawî è
tratta interamente e direttamente dalla ‘Parola’
profetica. Una tale aggiunta (a quanto sembra
non presente nell’originale) si giustifica sia
per l’esistenza di un altro testo (posteriore a
quello di An-Nawawî) intitolato Riyâdu
s-sâlihîn, sia per la necessità di render
conto sinteticamente del contenuto dell’opera.
[2]
I ‘detti e fatti’ profetici, in arabo hadîth
(pl. ahâdith); qui, e in generale in
tutto il testo, useremo per semplicità il
termine italianizzato, al singolare e senza
corsivo.
[3]
Secondo il Corano infatti a tutte le comunità
umane, dai tempi di Adamo, furono mandati degli
‘Inviati’ divini a portare l’Islam
(letteralmente ‘sottomissione’ a Dio) e la
‘dottrina dell’Unità’ (tawhîd), nelle
forme ad esse più adatte. Conseguentemente,
l’‘abrogazione’ delle disposizioni sacre proprie
delle Rivelazioni precedenti l’Islam ‘storico’
sarà da intendere come un loro assorbimento
nella sharî‘a, come una loro
sintetizzazione e riproposizione in forma nuova
ed adatta all’umanità attuale, ed anche come una
loro ‘purificazione’, ma non certo come
negazione della Sapienza in esse insita.
INDICE GENERALE: Introduzione dell’autore (Cap.li 1-83)
- Libro della buona educazione spirituale (Cap.li
84-99) - Libro delle norme di educazione spirituale
riguardanti il mangiare (Cap.li 100-116) - Libro
dell’abbigliamento (Cap.li 117-126) - Libro delle norme
di buona educazione spirituale relative al dormire, allo
sdraiarsi ecc. (Cap.li 127-130) - Libro del saluto di
Pace (Cap.li 131-143) - Libro in cui si tratta della
visita all’ammalato; e ancora del partecipare al
funerale ecc. (Cap.li 144-165) - Libro delle norme di
educazione spirituale riguardanti il viaggio (Cap.li
166-179) - Libro delle eccellenze (Cap.li 180-231) -
Libro del ritiro spirituale (Cap. 232) - Libro del
Pellegrinaggio (Cap. 233) - Libro del santo
combattimento (Cap.li 234-240) - Libro della Conoscenza
(Cap. 241) - Libro della Lode ad Allah l’Altissimo, e
dell’esserGli riconoscenti (Cap. 242) - Libro della
preghiera sull’Inviato di Allah
(Cap. 243) - Libro delle modalità del ricordo di Allah [dhikr]
(Cap.li 244-249) - Libro delle invocazioni (Cap.li
250-253) - Libro delle cose proibite (Cap.li 254-369) -
Libro contenente hadith vari, e di particolare interesse
(Cap. 370) - Libro della richiesta di perdono (Cap.li
371-372) - Indici: Indice tematico - Indice dei versetti
coranici - Indice degli hadith tratti dal Sahîh
di Al-Bukhârî - Indice degli hadith tratti dal Sahîh
di Muslim - Indice generale.