(...) «
L’Inviato ha Fede in quel che è stato fatto
discender su di lui dal suo Signore, assieme
ai credenti: ognuno ha Fede in Allah, nei
Suoi Angeli, nei Suoi Libri e nei Suoi
Inviati. “Non facciam differenza tra nessuno
dei Suoi Inviati!” E dicono: “Ascoltiamo e
obbediamo! Il Tuo perdono, o nostro Signore!
E verso di Te è il Divenire.”
Allah non impone ad un’anima se non ciò di
cui essa è capace: ad essa va ciò che
consegue, e contro di essa è ciò che
commette. “O nostro Signore, non ci punire
se dimentichiamo o sbagliamo! O nostro
Signore, non farci portare un peso gravoso,
come quello che hai fatto portare a quei che
son venuti prima di noi! O nostro Signore,
non ci caricare di ciò che non abbiam la
forza di reggere! Usaci clemenza, perdonaci
e di noi abbi Misericordia! Tu sei il nostro
Patrono: dacci vittoria sul popolo dei
negatori!»
I versetti 285 e 286. Commento di Ibn
Kathîr
Menzione degli hadith che riguardano
l’eccellenza di questi due versetti, che
Allah faccia sì che ci rechino giovamento!
Primo hadith. Al-Bukhârî tramanda [nel Sahîh
(60, X, 5009)] da Abû Mas‘ûd che il Profeta
disse: “Chi durante la notte recita i due
ultimi versetti della Sura della Vacca
Sacrificale, essi gli saranno sufficienti.”
Lo tramandano anche altri tradizionisti [tra
i quali Muslim
(6, XLIII, 808)
e Abû Dâwud
(1397)] con una differente catena di
trasmettitori (…).
Secondo hadith. Ibn Hanbal tramanda da Abû
Dharr che l’Inviato di Allah
disse: “I
versetti finali della Sura della Vacca
sacrificale mi sono stati donati da un
Tesoro sotto il Trono. Essi non sono stati
concessi a nessun Profeta prima di me.” (…)
Terzo hadith. Muslim
(1, LXXII, 173)
tramanda da Ibn Mas‘ûd: “Durante il Viaggio
notturno, l’Inviato di Allah
fu portato
sino al Loto del Limite (سدرة المنتهى
sidratu l-muntahâ), nel sesto Cielo.[1] Ad esso
giunge ciò che sale dalla terra e viene
afferrato dal Loto, come quel che scende da
sopra il Loto ed egualmente viene afferrato
da esso, «laddove copre il Loto ciò che lo
copre»
(LIII, 15), e cioè farfalline d’oro.
Allora vennero date all’Inviato di Allah
tre cose: gli vennero date le cinque
preghiere, gli vennero concessi i versetti
conclusivi della Sura della Vacca
sacrificale, e vennero perdonati, a coloro
che della sua Comunità non associano nulla
ad Allah, i peccati gravi che portan chi li
compie alla rovina (المقحمات
al-muqhimât).”
Quarto hadith. Ibn Hanbal tramanda da ‘Uqba
ibn ‘Âmir che l’Inviato di Allah
disse:
“Recitate i due versetti finali della Sura
della Vacca Sacrificale: mi sono stati dati
da un Tesoro sotto il Trono.” La catena dei
trasmettitori del hadith è affidabile (…).
Quinto hadith. Ibn Mardawayh tramanda da
Hudhayfa che l’Inviato di Allah
disse:
“Siamo stati preferiti a[l resto de]gli
uomini per tre cose: mi sono stati dati
questi versetti che concludono la Sura della
Vacca Sacrificale da una Camera del Tesoro
sotto il Trono. Non sono stati concessi a
nessuno prima di me, e non saranno dati a
nessuno dopo di me.” (…)
Sesto hadith. Ibn Mardawayh tramanda da
‘Alî: “Non ha mai visto nessuno che
comprendesse l’Islam e dormisse senza
recitare
il
Versetto dello
Sgabello
e
i
versetti
conclusivi
della
Sura
della
Vacca
Sacrificale:
essi
vengono
da
un
Tesoro
ricevuto dal
vostro Profeta
da sotto il
Trono.” (…)
Settimo hadith. At-Tirmidhî tramanda da
An-Nu‘mân ibn Bashîr che il Profeta
disse:
“Duemila anni prima di creare i Cieli e la
terra Allah plasmò uno Scritto, dal quale
fece discendere i due versetti che
concludono la Sura della Vacca Sacrificale:
se essi vengono recitati in una dimora per
tre notti il demonio non le si avvicina.”
At-Tirmidhî considera la catena dei
trasmettitori non del tutto affidabile, ma
Al-Hâkim lo tramanda nel Mustadrak
affermando viceversa che il hadith è ‘buono’
(…).
Ottavo hadith. Ibn Mardawayh tramanda da Ibn
‘Abbâs: “Quando l’Inviato di Allah
recitava la chiusa della Sura della Vacca
Sacrificale e il Versetto dello Sgabello,
sorrideva e diceva: ‘Vengono dal Tesoro del
Misericordioso, sotto il Trono!’ Quando
invece recitava le Parole «Chi commette mala
opera ne paga il fio»
(IV, 123), e le Parole
«E [non gli è stata data notizia] che l’uomo
non ha se non per ciò che si sforza? E che
il suo sforzo sarà veduto, quindi ne avrà la
più compiuta delle retribuzioni?»
(LIII,
39-41), diceva ‘Noi apparteniamo ad Allah, e
a Lui facciamo ritorno!’, e si umiliava
davanti a Dio.”
Nono hadith. Ibn Mardawayh tramanda da Ma‘qal
ibn Yasâr che l’Inviato di Allah
disse:
“Mi son stati concessi la [Sura] Aprente il
Libro e i versetti conclusivi della Sura
della Vacca Sacrificale, da sotto il Trono;
e ancora la [sezione del Corano detta]
mufassal,[2] in aggiunta.”
Decimo hadith. Parlando dell’eccellenza
della Sura Aprente, abbiamo già riportato da
Ibn ‘Abbâs: “L’Inviato di Allah
era con
noi, e presso di lui c’era Gibrîl. Ad un
tratto udì un rumore sopra di lui; Gibrîl
alzò lo sguardo al Cielo, e disse: ‘S’è
aperta in Cielo una Porta che non s’era mai
aperta prima.’ Da tale Porta discese un
Angelo, venne dal Profeta
e disse:
‘Rallegrati per due Luci che sono state date
a te, e non sono state date a nessun altro
Profeta prima di te: l’Aprente del Libro, e
gli ultimi versetti della Sura della Vacca
Sacrificale. Non ne reciti neppure una
lettera che non ti sia stata donata.’ ” Lo
tramandano Muslim [nel suo Sahîh
(6, XLIII,
806)] e An-Nasâ’î, e questo è il testo
riportato da An-Nasâ’î.
Undicesimo hadith. Ad-Dârimî tramanda da
Ayfa‘: “Un uomo chiese: ‘Inviato di Allah,
quale versetto del Libro di Allah è più
magnifico?’ Lui rispose: ‘Il Versetto dello
Sgabello: «Allah, non v’è divinità
all’infuori di Lui, il Vivente, Colui che da
Sé sussiste»
(II, 255).’ L’uomo chiese
ancora: ‘E quale versetto nel Libro di Allah
ameresti che cogliesse te e la tua
Comunità?’ Lui disse: ‘La chiusa della Sura
della Vacca Sacrificale: essa non lascia
nessun Bene del basso mondo e dell’Oltre
senza comprenderlo.’ ”
[Venendo al testo dei versetti,] Allah
l’Altissimo dice:
«L’Inviato ha Fede in quel
ch’è stato fatto discender su di lui dal suo
Signore». Dà dunque notizia del Profeta
. At-Tabarî tramanda da Qatâda: “Ci è stato
riferito che quando discese su di lui questo
versetto, l’Inviato di Allah
disse: ‘E
davvero è opportuno per lui avere Fede!’ ”
(…). Poi aggiunge «Assieme ai credenti»,
accostando la loro menzione a quella
dell’Inviato.
Dopo di che parlando di tutti loro dice:
«Ognuno ha Fede in Allah, nei Suoi Angeli,
nei Suoi Libri e nei Suoi Inviati. “Non facciam differenza tra nessuno dei Suoi
Inviati!”»
I credenti hanno Fede che Allah
sia Uno, Unico, Singolare, Tale che a Lui
tende ogni cosa: non v’è divinità
all’infuori di Lui, e non v’è Signore altri
che Lui! Essi inoltre confermano tutti i
Profeti, tutti gli Inviati divini, tutti i
Libri discesi dal Cielo sui servi di Allah
che sono Inviati divini e Profeti, senza far
differenza tra loro, e cioè senza credere in
alcuni e smentire gli altri: piuttosto, per
loro tutti gli Inviati e i Profeti sono
veritieri, pii, orientati, guidati e capaci
di guidare alla Via del Bene, anche se
alcuni di loro abrogano le Leggi sacre di
altri, col Permesso di Allah, sino a che
tutte le Leggi sacre sono abrogate dalla
Legge sacra di Muhammad
, sigillo dei
Profeti e degli Inviati, sulla cui Legge
sacra si leverà l’Ora, mentre vi sarà una
parte di quelli della sua Comunità che
permarranno vittoriosi secondo il Vero.
«E dicono: “Ascoltiamo e obbediamo!”», e
cioè: ‘O nostro Signore, abbiamo udito le
Tue Parole, le abbiamo comprese, ci leviamo
ad esse e in base a quel che esse impongono
operiamo.
«“Il Tuo Perdono, o nostro Signore!”»: qui
si chiede a Dio il Perdono, la Misericordia
e la Delicatezza. Secondo quanto si riporta
da Ibn ‘Abbâs, alle parole «“Il Tuo Perdono,
o nostro Signore”», Allah dice: “Sì, vi ho
già perdonato!”
«“E verso di Te è il Divenire”», e cioè
verso di Te è il Ritorno e il Rifugio il
Giorno del Rendiconto.
At-Tabarî tramanda da Giâbir: “Quando
discesero le Parole «L’Inviato ha Fede in
quel ch’è stato fatto discender su di lui»
ecc., Gibrîl disse: ‘Allah ha fatto
magnifico elogio di te e della tua Comunità:
chiedigli dunque, che ti sarà dato!’ Egli
allora chiese: «Allah non impone ad un’anima
se non ciò di cui essa è capace» ecc., sino
al termine del versetto.”
Dice dunque:
«Allah non impone ad un’anima
se non ciò di cui essa è capace», e cioè a
nessuno vien fatto sopportare più di quel
che può sopportare. Questo fa parte della
delicatezza, della tenerezza e della
perfetta bontà dell’Altissimo con le Sue
creature: sono queste le parole che abrogano
e levano quello che i Compagni del Profeta
temevano alla rivelazione del versetto in
cui si diceva «Che manifestiate ciò che
avete in animo o che lo nascondiate, Allah
ve ne chiede conto»
(II, 283). Il senso
dunque è che Egli chiede conto e domanda, ma
non punisce se non per quello che
l’individuo riesce a respingere. Viceversa,
quei suggerimenti dell’animo che non è in
suo potere respingere, ecco che l’uomo non
ne porta responsabilità, benché faccia parte
della Fede provar disappunto e contrarietà
per i pensieri cattivi.
Poi dice che all’anima
«va
ciò che consegue» di Bene,
«e contro di essa
è ciò che commette»
di male, e si intendono le opere
che rientrano nell’ambito di quello di cui
si è legalmente responsabili.
Quindi l’Altissimo guida i Suoi servi a
chiedere, garantendo risposta affermativa.
Insegna loro dunque a dire:
«“O nostro
Signore, non ci punire se dimentichiamo o
sbagliamo!”», e cioè se tralasciamo qualcosa
di obbligatorio, o commettiamo qualcosa di
vietato, per dimenticanza, oppure se
sbagliamo e non facciamo quel che è giusto
fare, nelle opere, per ignoranza da parte
nostra di quel che afferma la Legge sacra. E
come abbiamo già riportato dal Sahîh di
Muslim, secondo quel che tramanda Abû
Hurayra “Allah dice a queste parole ‘Sì’ ”,
mentre secondo quel che tramanda Ibn ‘Abbâs
dice “Già fatto!”
Si tramanda da Ibn ‘Abbâs nelle Sunan di
Ibnu Mâgiah, nel Sahîh di Ibn Hibbân e nel
testo di At-Tabarânî, con diverse catene di
trasmettitori, che l’Inviato di Allah
disse: “Allah ha tolto dalla responsabilità
della mia Comunità l’errore, la dimenticanza
e ciò di cui hanno avversione.” (…)
Ibn Abî Hâtim tramanda da Ummu d-Dardâ’ che
il Profeta
disse: “Invero Allah passa
oltre, per la mia Comunità, all’errore, alla
dimenticanza e a quello di cui si ha
avversione.” Abû Bakr disse: “Menzionai
questo ad Al-Hasan, e lui mi disse:
‘Certamente! Non reciti le parole «O nostro
Signore, non ci punire se dimentichiamo o
sbagliamo»?’ ”
Poi dice:
«“O nostro Signore, non farci
portare un peso gravoso, come quello che hai
fatto portare a quei che son venuti prima di
noi!”»
Il senso è ‘Non imporci opere gravose
che potremmo mettere in atto solo
sforzandoci molto, così come hai fatto con
le Comunità che ci hanno preceduto, per le
quali hai stabilito catene e patti gravi. Tu
hai poi mandato il Tuo Profeta Muhammad
,
Profeta della Misericordia, a togliere
queste cose dalla sua Legge sacra, con la
quale lo hai inviato: e si tratta della
Religione primordiale ed universale, facile
e tollerante.
Anche qui, nel Sahîh di Muslim si tramanda
dall’Inviato di Allah
, secondo quel che
tramanda Abû Hurayra, che “Allah dice a
queste parole ‘Sì’ ”, mentre secondo quel
che tramanda Ibn ‘Abbâs Egli dice “Già
fatto!”
In un noto hadith, si tramanda con varie
catene di trasmettitori che l’Inviato di
Allah
disse: “Son stato mandato con la
Religione primordiale ed universale,
pienamente tollerante (الحنيفية السمحة
al-hanîfiyyatu s-samha).”
Quindi dice:
«“O nostro Signore, non ci
caricare di ciò che non abbiam la forza di
reggere!”», che si tratti di imposizioni
sacre, di avversità o di prove che non
possiamo sopportare. Secondo Makhûl il
riferimento è all’esilio e al [divieto del]
desiderio carnale. Ancora, “Allah dice a
queste parole ‘Sì’ ”, oppure, secondo
l’altro hadith: “Già fatto!”
Poi dice:
«“Usaci Clemenza”»
quanto al
rapporto tra Te e noi, per quelle nostre
mancanze e per quelle nostre cadute che ben
conosci;
«“perdonaci”»
quanto al rapporto
tra noi e i Tuoi servi, e non rivelare loro
le nostre azioni cattive, né le nostre male
opere;
«“e di noi abbi Misericordia”»
nel
futuro, e grazie al Tuo Sostengo non farci
cadere in altri peccati. Si dice infatti che
il peccatore ha bisogno di tre cose: che
Allah gli usi Clemenza in quello che
riguarda il rapporto con Lui, che lo copra
di un velo con i Suoi servi di modo da non
divulgar tra loro i suoi peccati, e che lo
protegga non facendolo più cadere in
qualcosa di simile. Anche qui, “Allah dice a
queste parole ‘Sì’ ”, oppure, secondo
l’altro hadith: “Già fatto!”
Poi dice:
«“Tu sei il nostro Patrono”». E
cioè sei il nostro Amico e il nostro
Soccorso, a Te ci affidiamo fiduciosi, a Te
chiediamo aiuto, e in Te riponiamo Fiducia:
e non v’è forza né potenza se non in Te.
Infine dice:
«“Dacci vittoria sul popolo dei
negatori”», quelli cioè che rinnegano la Tua
Religione, non rispettano la Tua Unità, e
neppure la missione del Tuo Profeta,
adorando altri che Te ed associando a te
certi Tuoi servi. Dacci dunque aiuto contro
di loro, e fai che l’Esito in questo mondo e
nell’Oltre sia contro di loro e a nostro
favore. E “Allah dice a queste parole ‘Sì’
”, oppure, secondo l’altro hadith riportato
da Muslim: “Già fatto!”
At-Tabarî tramanda da quando Mu‘âdh
terminava la Sura recitando «“Dacci vittoria
sul popolo dei negatori”», diceva “Âmîn!”
(…)
I vv. 285 e 286: citazioni da altri
commentari e nostre osservazioni, sulla base
di Ibn Kathîr:
֎ “I versetti finali della Sura
della Vacca sacrificale mi sono stati donati
da un Tesoro sotto il Trono”.
Come riporta Al-Qurtubî, dissero al Profeta
che la casa
di Thâbit ibn Qays ogni notte era illuminata
come da lampade, e lui disse: “Può ben
essere che reciti la Sura della Vacca
Sacrificale!” Chiesero allora a Thâbit, che
disse: “Della Sura della Vacca Sacrificale
stavo leggendo «L’Inviato ha Fede in quel
ch’è stato fatto discender su di lui dal suo
Signore» ecc.” Al-Alûsî tramanda da Abû
Dharr sull’autorità di Al-Bayhaqî che
l’Inviato di Allah
disse: “Allah ha
concluso la Sura della Vacca Sacrificale con
due versetti che mi ha dato dal Suo Tesoro
che si trova sotto il Trono: imparateli, ed
insegnateli alle vostre donne ed ai vostri
figli, che essi sono Preghiera, e Corano, e
Invocazione.” In una versione che si riporta
da Muhammad ibn Al-Munkadir, egli dice:
“Essi sono Corano, e sono Invocazione: fanno
entrare in Paradiso, e dan Soddisfazione al
Misericordioso.” Un aspetto particolare
dell’eccellenza dei due versetti finali
della seconda Sura si desume dai dati
tradizionali che li vedono come ispirati
direttamente (e dunque senza la mediazione
dell’Angelo) durante l’Ascensione profetica.
Dice Ismâ‘îl Haqqî: “Racconta l’Inviato di
Allah
negli hadith riguardanti
l’Ascensione: [Quando ebbi superato il Loto
del Limite,] Allah mi fece avvicinare, mi
approssimò al sostegno del Trono, poi mi
ispirò di dire ‘«L’Inviato ha Fede in quel
che è stato fatto discender su di lui dal
suo Signore, assieme ai credenti: ognuno ha
Fede in Allah, nei Suoi Angeli, nei Suoi
Libri e nei Suoi Inviati. Non facciam
differenza tra nessuno dei Suoi Inviati»,
come invece facevano gli Ebrei e i
Cristiani.’ Mi chiese: ‘E cosa dicevano?’
Risposi: ‘Dicevano: Ascoltiamo e
disobbediamo!’ ‘E i credenti cosa dicono!’ E
io: «‘Dicono: Ascoltiamo e obbediamo’».
‘Dici il vero!’, disse: ‘Chiedi, e ti sarà
dato.’ Io allora dissi: «‘O nostro Signore,
non ci punire se dimentichiamo o
sbagliamo!’» Lui replicò: ‘Già ho tolto da
te e dalla tua Comunità” la punizione per
“l’errore e la dimenticanza, e” per “ciò che
non piace loro!’ Poi dissi: «‘O nostro
Signore, non farci portare un peso gravoso,
come quello che hai fatto portare a quei che
son venuti prima di noi’», e cioè agli
Ebrei, e Lui disse: ‘E sia, per te e per la
tua Comunità.’ Quindi dissi: «‘O nostro
Signore, non ci caricare di ciò che non
abbiam la forza di reggere!’» Disse: ‘Già ho
fatto!’ Continuai: «‘Usaci Clemenza,
perdonaci e di noi abbi Misericordia! Tu sei
il nostro Patrono: dacci vittoria sul popolo
dei negatori!’» ‘Già fatto!,’ concluse.”
Dicono Al-Qurtubî e As-Samarqandî: “Si
tramanda da Al-Hasan, da Mugiâhid e da
Ad-Dahhâk che questo versetto entra nella
narrazione dell’Ascensione. Lo stesso si
tramanda in molte versioni da Ibn ‘Abbâs.
V’è anche chi dice che tutto il Corano fu
fatto discendere su Muhammad
tramite
l’Angelo Gibrîl, ad eccezione di questo
versetto, che fu udito direttamente dal
Profeta
la notte dell’Ascensione (…).
Quando il Profeta
fu salito ed ebbe
raggiunto assieme a Gibrîl un luogo
elevatissimo nei Cieli, passando oltre il
Loto del Limite, l’Angelo gli disse: ‘Io non
posso oltrepassare questo luogo, ed a
nessuno a parte te è stato ordinato di
oltrepassarlo.’ Il Profeta
allora lo
passò, e raggiunse il luogo che Allah volle
raggiungesse. Gibrîl gli fece cenno di
salutare il suo Signore, e il Profeta
disse: ‘Ad Allah appartengono i saluti
vivificanti, le preghiere e ogni cosa buona
e soave!’ Allah l’Altissimo gli rispose: ‘La
Pace su di te, o Profeta, assieme alla
Misericordia di Allah e alle Sue
Benedizioni.’ Il Profeta
volle che
giungesse alla sua Comunità una parte di
questo saluto, e disse: ‘La Pace su di noi,
e sui servi di Allah buoni ed integri.’
Allora Gibrîl e tutti gli abitanti dei Cieli
dissero: ‘Testimonio che non v’è divinità
all’infuori di Allah, e testimonio che
Muhammad è Suo servo e Suo Inviato.[3] Ecco che
Allah l’Altissimo disse: «‘L’Inviato ha
Fede’» nel senso del ringraziamento e della
veridicità da parte sua, «‘in quel che è
stato fatto discender su di lui dal suo
Signore’». Il Profeta
volle associare la
propria Comunità a tale onore ed eccellenza,
e disse: «‘Assieme ai credenti: ognuno ha
Fede in Allah, nei Suoi Angeli, nei Suoi
Libri e nei Suoi Inviati. Non facciam
differenza tra nessuno dei Suoi Inviati’»,
nel senso che essi dicono ‘Abbiamo Fede in
tutti gli Inviati e non ne rinneghiamo
nessuno, né facciam differenza tra loro come
invece facevano gli Ebrei e i Cristiani.’ Il
Signore allora chiese ‘In che modo essi
hanno recepito i versetti che ho fatto
discendere?’ (…) L’Inviato di Allah
rispose: «‘Dicono: Ascoltiamo e obbediamo!
Il Tuo Perdono, o nostro Signore! E verso di
Te è il Divenire’» e cioè il ritorno. Allora
Allah disse: «‘Allah non impone a un’anima
se non ciò di cui essa è capace’» di
sopportare, o, secondo alcuni, non impone se
non meno di quel che è capace di sopportare:
«‘ad essa va ciò che consegue’» di bene, «‘e
contro di essa è ciò che commette’» di male. Gibrîl disse a questo punto: ‘Chiedi, che ti
sarà dato.’ Il Profeta
allora disse: «‘O
nostro Signore, non ci punire se
dimentichiamo’» senza cioè averne
conoscenza, «‘o sbagliamo’» volontariamente.
Secondo alcuni il senso è ‘se operiamo nella
dimenticanza o nell’errore.’ Gibrîl disse:
‘Già t’è stato concesso, ed è stata levata
dalla tua Comunità la responsabilità per
l’errore e la dimenticanza. Chiedi ancora.’
Disse: «‘O nostro Signore, non farci portare
un peso gravoso, come quello che hai fatto
portare a quei che son venuti prima di
noi’», dato che Allah aveva loro vietato
delle cose buone e soavi in ragione della
loro ingiustizia, così che quando peccavano
la notte trovavano la cosa scritta” al
mattino “sulla porta della loro casa.
Inoltre dovevano fare cinquanta preghiere.
Allah allora alleggerì il peso per questa
Comunità islamica, facendo cadere parte di
quel che aveva reso obbligatorio, e cioè
cinquanta preghiere. Poi disse: «‘O nostro
Signore, non ci caricare di ciò che non
abbiam la forza di reggere’», che questa
sarebbe punizione per noi, o diciamo ci
risulterebbe penoso. Erano stati incaricati
di cinquanta preghiere, cosa che sarebbero
stati capaci di reggere, ma che alla lunga
sarebbe risultata penosa e non l’avrebbero
sopportata, così che le preghiere furon
ridotte a cinque. «‘Usaci Clemenza,
perdonaci’», e cioè passa oltre. Si dice che
il senso sia «‘Usaci Clemenza’» e
risparmiaci la mutazione sfigurante, «‘perdonaci’»
ed evitaci la punizione dello sprofondare
sottoterra, «‘e di noi abbi Misericordia’»
facendo sì che non siamo diffamati; le
Comunità anteriori venivano infatti punite
con la mutazione sfigurante, oppure
facendole sprofondare, o con la
diffamazione. «‘Tu sei il nostro Patrono’»,
e cioè il nostro Amico e Protettore: «‘Dacci
vittoria sul popolo dei negatori!’» E fu
risposto affermativamente alla sua
invocazione.”
֎
«L’Inviato ha Fede in quel ch’è stato fatto
discender su di lui» ecc. Anche solo dal
punto di vista specificamente religioso, è
evidente che v’è una differenza tra la
‘Fede’ del Profeta
e la ‘Fede’ degli altri
credenti: la prima, dice Al-Mâwardî,
“consiste nel portare la Funzione di Inviato
legiferante e trasmettere il Deposito
tradizionale alla Comunità islamica, la
seconda è Conferma e Opera.” Da un punto di
vista più profondo, per dirla con parole
riportate da As-Sulamî, “la Fede
dell’Inviato di Allah
è una Fede di
Svelamento e di Contemplazione, mentre la
Fede dei credenti è una Fede che ha luogo
per mezzo di Mediazioni e Relazioni” con
altre creature, che trasmettono loro gli
insegnamenti profetici (o anche, dice Al-Alûsî, è una Fede di “Conseguimento dalla
Nicchia del Profeta
”). Al-Qushayrî dice:
“Tutte le creature hanno Fede in ragione
della Prova, mentre l’Inviato
ha Fede in
ragione della Visione diretta. (…) Che
differenza tra una Fede e l’altra: le
creature hanno Fede per deduzione, mentre
tu, Muhammad, hai Fede per via di
Realizzazione.” Dal punto di vista
strettamente iniziatico infine si deve
considerare, con Al-Mazharî, che “la vera
Fede ha luogo solo dopo l’estinzione
dell’anima, e l’eliminazione delle sue
sporcizie.” 
֎
«Ognuno ha Fede in Allah, nei Suoi Angeli,
nei Suoi Libri e nei Suoi Inviati.
“Non facciam
differenza tra nessuno dei Suoi Inviati!”» Come dice Ibn ‘Arabî nelle
Futûhât
(1, 68, 357 – OY 5, 321), “Allah ci
ha imposto la Fede in Lui stesso (بنفسه
bi nafsi-hi), e fan parte di ‘Lui stesso’ i
Suoi Nomi, i Suoi Angeli, i Suoi Libri e i
Suoi Inviati.” A proposito del ‘non far
differenza tra nessuno degli Inviati
divini’, avendo Fede in tutti loro, Ibn
‘Arabî sviluppa alcune importanti
considerazioni prendendo spunto da quanto
avvenne a Medina quando il Profeta
vide che gli Ebrei digiunavano il giorno di
‘Ȃshûrâ.
Essendogli stato detto che essi digiunavano
in obbedienza ad un’indicazione di Mûsâ, egli replicò: ‘Noi siam più degni
di Mûsâ di quanto non lo siate voi,’ ed
ordinò di digiunare anche il giorno prima e
quello dopo, ordine che si trasformò in
indicazione di eccellenza quando fu imposto
l’obbligo del digiuno di Ramadan. Dice
dunque Ibn ‘Arabî nelle Futûhât
(1, 71, 635
– OY 9, 307-8): “Dice Allah l’Altissimo a
proposito dei
Profeti: «Essi son coloro che
Allah ha guidato: segui dunque la loro
Guida!»
(VI, 90). E dice: «Ha prescritto a
voi come Religione quanto raccomandò a Nûh,
e ancora quel che abbiamo ispirato a te, e
quanto abbiam raccomandato ad Ibrâhîm, a
Mûsâ e a ‘Îsâ: innalzate la Religione, e non
dividetevi su di essa»
(XLII, 13). E ancora,
il Profeta
dice [a proposito del digiuno
di ‘Âshûrâ]: ‘Noi siam più degni di Mûsâ di
quanto non lo siate voi!’ Qui per ‘noi’ egli
intende lui stesso e la sua Comunità: ecco
che siamo ‘più degni di Mûsâ di quanto non
lo siate voi ebrei.’ Gli Ebrei infatti non
hanno Fede in tutto quello che ha portato
Mûsâ, perché se avessero Fede in tutto quel
che ha portato avrebbero Fede anche in
Muhammad
e nel suo Libro sacro; a noi
viceversa è stato ordinato di aver Fede in
lui e in quel che gli è stato rivelato.
Quindi Dio dà notizia di questo a nostro
riguardo, e il suo dar notizia è veritiero,
di come cioè sia impossibile nella Comunità
di Muhammad
che ‘un credente di loro abbia
Fede in parte del Libro, e smentisca
un’altra parte’: si tratta di divina
Provvidenza, in quanto Allah dà notizia di
come noi siamo preservati da questo, ciò che
rappresenta una Buona Novella per noi. E
dice l’Altissimo: «L’Inviato ha Fede in quel
che è stato fatto discender su di lui dal
suo Signore, assieme ai credenti: ognuno ha
Fede in Allah, nei Suoi Angeli, nei Suoi
Libri e nei Suoi Inviati. ‘Non facciam
differenza tra nessuno dei Suoi Inviati!’» E
il giorno di ‘Ȃshûrâ fa parte di quel che ha
portato Mûsâ: dunque abbiamo Fede in esso e
digiuniamo in esso per ordine dell’Inviato
di Allah
, e questo” all’inizio
“obbligatoriamente (…), allo stesso modo in
cui Mûsâ digiunava in esso
obbligatoriamente; poi Allah ci ha imposto
il digiuno di Ramadan, e ci ha dato
possibilità di scegliere” se digiunare o
meno “il giorno di ‘Âshûrâ, e noi digiuniamo
in esso nel senso del compiere quel che è
preferibile. In tal modo noi riuniamo la
ricompensa dell’atto obbligatorio e quella
dell’atto surerogatorio, come grado concesso
ai credenti rispetto al popolo di Mûsâ.
Quando poi il Profeta
ci ordinò di segnare
una differenza con gli Ebrei, ci ordinò di
digiunare il giorno prima di ‘Âshûrâ, e cioè
il nove di Muharram, e il giorno dopo, e
cioè l’undici, dicendoci: ‘Digiunate il
giorno di ‘Âshûrâ, e differenziatevi in esso
dagli Ebrei: digiunate un giorno prima di
esso e un giorno dopo.’ Egli non ci ha
detto: ‘Differenziatevi da Mûsâ’, che Allah
ci ha preservato dal contraddire i Profeti.
Piuttosto, Egli ha invalidato per noi parte
delle loro Norme sacre, allo stesso modo in
cui ha invalidato per noi parte di quel che
ci aveva imposto,” abrogando cioè parti
della stessa Rivelazione coranica: “e noi
siamo credenti di ogni cosa rivelata, che
sia abrogante od abrogata, e in ogni Legge
sacra, che la Fede non implica
necessariamente la messa in atto dell’opera,
a meno che essa non sia ordinata. Tale la
misura in cui contraddiciamo gli Ebrei.” In
altre parole, la Fede obbligatoria in tutti
gli Inviati e in tutti i Libri sacri impone
ai Musulmani di non contraddire in nulla né
gli uni né gli altri, e consiste nell’aver
Fede in tutte le Tradizioni divine
precedenti l’Islam ‘storico’, anche se sono
‘abrogate’ nella loro efficacia legale dalla
Rivelazione coranica.
֎
«“O
nostro Signore, non ci punire se
dimentichiamo o sbagliamo!”»
Come ricorda Al-Mazharî, l’aspetto più evidente di queste
parole coraniche è recepito dalla Legge
sacra, per la quale non v’è alcun peccato
se, ad esempio, si cade addormentati o si
dimentica di fare una delle preghiere
obbligatorie, o si sbaglia nella
considerazione del tempo in cui effettuarla:
in tali casi, il tempo loro proprio è quello
in cui ci si sveglia o ci si ricorda della
cosa, oppure ci si rende conto dell’errore
(anche se apparentemente il tempo loro
proprio è già trascorso).
֎
«“O
nostro Signore, non farci portare un peso
gravoso, come quello che hai fatto portare a
quei che son venuti prima di noi”». Al-Qurtubî ricorda il hadith in cui
il Profeta
dice: “La Religione è facilità:
rendete le cose facili, e non rendetele
difficili.” Al-Qushayrî dice: “Quando
dissero ‘«O nostro Signore, non farci
portare un peso gravoso, come quello che hai
fatto portare a quei che son venuti prima di
noi»’, Allah fece sprofondare i loro
peccati, al posto della punizione che
consisteva, nelle Comunità precedenti, nel
far sprofondare i peccatori; e trasformò i
loro peccati in opere belle, al posto della
mutazione sfigurante che colpiva quelli; e
fece discendere su di loro la Misericordia,
e posto delle pietre che faceva scendere
sulle Comunità peccatrici che vennero prima
dell’Islam.” Dice Ibn ‘Agîba: “Si tratta
dell’Amore di Allah: il servo non chieda
dell’Amore del proprio Patrono se non quello
che può sopportare! Consideri la storia di
quell’uomo che chiese a Mûsâ che Allah gli
concedesse in provvidenza il Suo Amore; ecco
che quando Mûsâ invocò il suo Signore in tal
senso, quello prese a vagare senza meta, si
stracciò le vesti, sino a che gli si
lacerarono le giunture e morì. Mûsâ allora
chiese al suo Signore della condizione di
quell’uomo, e Lui gli disse: ‘O Mûsâ, mille
uomini mi hanno tutti chiesto quel che mi ha
chiesto quell’uomo, ed io ho diviso il Mio
Amore tra tutti loro, e a lui è toccata
quella parte.’ ” La Via di quanti ottengono
la Realizzazione e la Conoscenza metafisica,
dice sempre Ibn ‘Agîba, è differente: “Essi
giungono alla quiete dopo il duro lavoro, e
arrivano alla contemplazione dell’Amato ed
al colloquio con Colui che è Vicino. La loro
adorazione è nel cuore, la loro opera è
interiore, tra riflessione ed esoterica
considerazione, assieme a coloro che
rimangono nella Presenza. Il loro desiderio
è placato, la loro angoscia è svanita: hanno
bevuto e son stati irrigati, son divenuti
ebbri, e poi sobri. Gli stati non li
smuovono, le parole non li agitano, che sono
come delle montagne saldissime: Allah ci dia
giovamento nella loro menzione, e ci faccia
della loro schiera!” Di queste due Vie, la
prima è paragonabile almeno in parte a
quello che in occidente di definisce
‘misticismo’, mentre la seconda descrive la
Realizzazione seguente al percorrere la Via
iniziatica regolare, che presuppone un
atteggiamento attivo e la profonda
intellezione degli stati spirituali che si
attraversano.
֎
«“Usaci
Clemenza, perdonaci e di noi abbi
Misericordia”». Dice Ismâ‘îl Haqqî: “Il
fatto che la richiesta della Clemenza e del
Perdono preceda quella della Misericordia è
dovuto al fatto che”, secondo il noto detto
iniziatico, “lo svuotamento (تخلية
takhliyya)
viene prima dell’ornamento (تحلية
tahliyya).”
֎
«“Tu
sei il nostro Patrono: dacci vittoria sul
popolo dei negatori”», “e questo,” come
dice Al-Qushayrî, “in ogni stato, perché noi
non abbiamo nessuno al di fuori di Te: Tu
sei il nostro Patrono, concedici la Vittoria
su quello che ci distrae da Te.” Secondo
quanto riportato da Al-Gazâlî, citato da
An-Nawawî nel Kitâbu l-adhkâr, benché
la cosa non abbia assolutamente il carattere
di una prescrizione, o di una sunna, “i veri
sapienti e i membri delle gerarchie
esoteriche (ابدال abdâl) non superano nelle
loro invocazioni le sette espressioni
invocatorie,” ciò che sarebbe confermato
appunto nel presente versetto finale della
Sura della Vacca Sacrificale, in cui abbiamo
sette invocazioni: 1) non ci punire per la
dimenticanza, e neppure per l’errore; 2) non
farci portare un peso gravoso; 3) non
caricarci di quel che non possiamo reggere;
4) abbi clemenza per noi, 5) perdonaci, 6)
ed usaci misericordia; 7) dacci vittoria. La
stessa cosa, dice An-Nawawî, si trova nella
Sura di Ibrâhîm: «Quando Ibrâhîm disse:
“Signore, rendi questo Paese sicuro, e
allontana me e i miei figli dall’adorazione
degl’idoli, o Signore, che essi molti uomini
han fatto errare! E chi mi seguirà sarà dei
miei, mentre quanto a chi mi disobbedisce,
ebbene Tu sei Perfetto nel perdono, e
Clementissimo. O nostro Signore, faccio
risiedere parte della mia discendenza in una
vallata priva di coltivazioni, presso la Tua
sacra Casa, o Signore nostro, affinché essi
innalzino la preghiera. Fa sì che i cuori di
certi uomini abbian predilezione per loro, e
dà loro frutti in provvidenza, che possan
ringraziare! O nostro Signore, Tu ben
conosci ciò che teniamo nascosto e ciò che
palesiamo: e nulla può restar nascosto ad
Allah, in terra come in Cielo. La Lode
spetta ad Allah, che mi ha donato nonostante
la vecchiaia Ismâ‘îl e Ishâq: e invero il
mio Signore dell’Invocazione è Udente!
Signore, fa che io innalzi la preghiera, e
così la mia discendenza, o nostro Signore, e
accetta la mia Invocazione! Signore nostro,
perdona a me, ai miei genitori ed ai
credenti, il Giorno in cui s’innalza il
Rendiconto!”» (XIV, 35-41). Anche qui
abbiamo infatti sette invocazioni: 1) rendi
sicuro il paese; 2) allontanaci
dall’adorazione degli idoli; 3) fai che i
cuori di certi uomini abbiano predilezione
per chi abita presso la Santa Casa; 4) dai
loro frutti in provvidenza; 5) fai che io e
la mia discendenza innalziamo l’Invocazione;
6) accetta l’Invocazione; 7) perdona a me,
ai miei genitori e ai credenti.
֎ “At-Tabarî tramanda che quando Muâdh
terminava la Sura recitando
«‘Dacci
vittoria sul popolo dei negatori’», diceva
‘Âmîn!’
”
La cosa si riporta anche dal Profeta
. Al-Alûsî riporta infatti da Abû Maysara:
“Gibrîl ispirò all’Inviato di Allah
di
dire al termine della Sura della Vacca
Sacrificale: ‘آمين
Âmîn!’ ”
NOTE:
[1]
Secondo altri hadith il ‘Loto del Limite’
sarebbe al settimo Cielo; An-Nawawî ricorda
che i due diversi dati tradizionali si
spiegano nel senso che le radici di tale
‘Loto’ sarebbero nel sesto Cielo.
[2]
La parte del Corano detta mufassal va
dalla Sura 49 (o secondo alcuni dalla Sura
45, o dalla Sura 50) sino al termine del
Testo sacro. Essa viene suddivisa
tradizionalmente in tre parti: le ‘Sure
lunghe’ del mufassal, dalla Sura 49
sino grosso modo alla Sura 78; le sue ‘Sure
centrali’, da questa sino alla Sura 93; e le
sue ‘Sure corte’, fino al termine del
Corano.”
[3]
Tutte le voci di questo dialogo vengono
recitate dagli oranti durante la preghiera,
ed intendiamo le parole “Ad Allah
appartengono i saluti vivificanti, le
preghiere e ogni cosa buona e soave! La Pace
su di te, o Profeta, assieme alla
Misericordia di Allah e alle Sue
Benedizioni. La Pace su di noi, e sui servi
di Allah buoni ed integri. Testimonio che
non v’è divinità all’infuori di Allah, e
testimonio che Muhammad è Suo servo e Suo
Inviato.”